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La giornata mondiale degli Oceani: occasione di bilancio

La giornata mondiale degli Oceani: occasione di bilancio

8 Giugno 2020 | by Domenico Letizia
La giornata mondiale degli Oceani: occasione di bilancio
Attualità
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L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani. Istituito nel 2009 dalle Nazioni Unite, il World Oceans Day mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto delle azioni umane sugli oceani e a introdurre misure globali nella gestione sostenibile dei mari, tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Una recente ricerca condotta dall’Università del Queensland, pubblicata su Nature Climate Change, permette di comprendere l’attualità della salute dell’Oceano. Prendendo in considerazione gli ultimi 50 anni e utilizzando come metrica la velocità climatica, i ricercatori hanno scoperto che la velocità climatica è attualmente due volte più veloce in superficie rispetto ai fondali oceanici. Ciò a causa del maggiore riscaldamento superficiale. Di conseguenza le specie che vivono più in profondità hanno meno probabilità di essere a rischio a causa dei cambiamenti climatici rispetto a quelle in superficie.  Un dibattito scientifico che merita attenzione. Nell’infinita battaglia a tutela dell’Oceano risultano essenziali intraprendere alcune operazioni politiche globali: far cessare l’estrazione di minerali e idrocarburi dai fondali marini e la pesca in acque profonde. Altra enorme problematica che caratterizza il mondo dell’Oceano è quello dell’inquinamento da plastica.

Nei tre mesi trascorsi dall’inizio dell’emergenza coronavirus, una famiglia media di 4 persone, con un consumo medio giornaliero 2 litri di acqua ha utilizzato ben 474,5 bottiglie da 1,5 litri, pari a 18 kg di plastica. Questa scelta ha comportato l’impiego di 34,2 kg di petrolio utilizzato per la realizzazione del PET e 60,5 kg di CO2 frutto della produzione e del trasporto di questo quantitativo di bottiglie.

E’ necessario misurare il proprio impatto ambientale proprio a fronte del consumo medio di bottiglie di plastica e del conseguente consumo di petrolio, di emissioni di CO2 e con la consapevollezza che molta plastica che utilizziamo finisce in mare. Secondo il WWF, senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce, e il Mediterraneo rappresenta un’area a rischio con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana.

Il mare e le sue risorse sono fondamentali per la salute del pianeta Terra e degli esseri viventi che lo abitano. In occasione della giornata Mondiale degli oceani, Marevivo presenta: “Blu al plurale, conversazioni sopra e sotto il mare“, in diretta streaming, su tre temi principali: tutela della biodiversità, cambiamenti climatici e inquinamento. Le Nazioni Unite quest’anno realizzano un evento virtuale in collaborazione con Oceanic Global. Nel sito delle Nazioni Unite possiamo leggere: “Alcuni potrebbero essere sorpresi nel leggere che gli organismi scoperti a profondità estreme vengono utilizzati per accelerare il rilevamento di Covid-19, e probabilmente ancora di più per studiarlo, è l’ambiente che potrebbe dare una soluzione all’umanità“.

La vera alternativa umana smart sarebbe quella di far divenire l’Oceano un’opportunità. Cambiare l’attuale sistema produttivo che sta trasformando l’Oceano in un’enorme bomba ecologica e farlo divenire un’opportunità occupazionale e di sviluppo, utilizzando le prospettive e le visioni già vive della blue economy. In tal ottica, il Mediterraneo è un’enorme laboratorio di cui poter usufruire.

 

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