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Rubrica: La moda e le donne islamiche. Le riforme del Marocco e il ruolo della donna tra modernizzazione e conservazione

Rubrica: La moda e le donne islamiche. Le riforme del Marocco e il ruolo della donna tra modernizzazione e conservazione

27 Settembre 2021 | by Domenico Letizia
Rubrica: La moda e le donne islamiche. Le riforme del Marocco e il ruolo della donna tra modernizzazione e conservazione
Attualità
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Rubrica: La moda e le donne islamiche. Un nuovo intreccio culturale sociale e commerciale IV Approfondimento: Le riforme del Marocco e il ruolo della donna tra modernizzazione e conservazione.

Comprendere l’evoluzione del diritto della famiglia e il ruolo della donna che ha accompagnato il processo di modernizzazione della società araba musulmana è essenziale per capire anche le variegate realtà locali. Molteplici dinamiche che hanno vissuto vari processi in rapporto alla società e al contesto sociopolitico dove le riforme si sono sviluppate. Numerosi sono i punti di dibattito e le questioni irrisolte nell’ambito del diritto di famiglia marocchino generalmente, e per quanto riguarda il diritto matrimoniale come aspetto specifico. Se alcuni limiti all’uguaglianza tra uomo e donna sembrano completamente superati dal punto di vista giuridico è importante ricordare che non sono pochi i casi in cui le stesse donne a rifiutare i diritti sanciti dalle istituzioni del Regno, a causa di un contesto sociale fortemente radicato nella tradizione, soprattutto nelle zone rurali. Una realtà da conoscere e approfondire che grazie a Simona Travaglini, esperta di moda e costume islamico, nonché esperta di diritto delle donne nel mondo islamico, già fondatrice del “marchio” Heart&Fashion, oggi molto conosciuto ed apprezzato a Roma, abbiamo avuto l’opportunità di analizzare a fondo comprendendo la realtà giuridica e sociale del Marocco e il processo di riforme che accompagna il ruolo della donna e le famiglie.

Nel continuo percorso di modernizzazione del diritto islamico che ha visto un’emersione durante il XIX e il XX secolo, il diritto di famiglia ha inseguito un cammino graduale e lento rispetto ad altri settori importanti della comunità come il diritto commerciale o la contrattualistica. Gli aspetti legati al diritto della persona risultano molto radicati nella coscienza privata dei cittadini e in quella religiosa. Ricordo che non si è mai optato per un completo superamento del diritto tradizionale, tranne che in alcuni casi con una forte evoluzione interno, come il caso tunisino o una rottura della legittimità rivoluzionaria come in Turchia”, ha ribadito Simona Travaglini.

La codificazione del Codice civile del Marocco ha avuto una storia interessante, da analizzare con attenzione. “Ottenuta l’indipendenza dalla Francia nel 1956, il Marocco adottò il primo modello giuridico in materia di Codice civile. I codici civili attualmente in vigore non regolamentano il diritto di famiglia che è tutelato da specifici testi dove vi è un’intensa, un legame profondo con il diritto sciaraitico. La codificazione del diritto di famiglia in Marocco analizzando anche gli immensi sforzi modernizzanti non ha raggiunto gli stessi risultati che possiamo osservare in Tunisia”, ribadisce l’esperta. La Madawwana rappresenta la prima codificazione del codice di statuto personale. “La Madawwana è la prima codificazione del codice di statuto personale risalente al 1958. La Mudawwana era divisa in sei libri (matrimonio, divorzio, nascita, capacità e rappresentanza legale, testamento, successioni) ispirati solo strutturalmente al modello francese. Il loro fulcro si basava infatti sulle consuetudini locali e sulla shari’a, che resta il principale punto di riferimento per la disciplina dei rapporti familiari. Salito al potere nel 1999, Muhammad VI decise di avviare una riforma del diritto di famiglia e il nuovo Codice, composto da sette libri e quattrocento articoli, fu approvato all’unanimità ed entrò in vigore l’8 marzo 2004. Un insieme di libri in cui viene regolamentato il contratto di matrimonio, lo scioglimento del vincolo, il rapporto con i figli, la capacità legale, il testamento e le successioni”, ricorda la dottoressa Travaglini.

Inoltre, ricordiamo che negli anni si sono avute diverse riforme nel codice del Marocco: “la prima riforma risale al 1993 mentre la seconda, molto significativa dal punto di vista giuridico, risale al 2003 quando viene lanciato un nuovo Codice civile dello statuto personale, entrato in vigore nel 2004. Un processo importante che possiamo leggere come il frutto del dibattito sociale nel contesto del Marocco dove forte è la presenza delle studiose femministe, importante è ricordare la figura di Mernissi, senza sottovalutare il volere delle istituzioni e lo spirito progressista del Re che come “principe dei credenti”, veglia e monitora sulla corretta interpretazione e applicazione della shari’a e che ha sollecitato un nuovo ijtihad per contestualizzare il diritto e provare a porre fine al continuo dibattito tra islamisti e progressisti. Nel 2003, il Re annunciò la creazione di un’importante commissione composta da organizzazione di donne femministe, professori ed esperti, gli uelma. Gli ulema rappresentano i sapienti o gli esperti di scienze religiose islamiche che lavorano alle riforme e che rispettino la modernità del sistema giuridico e i principi della religione islamica”, ricorda Simona Travaglini.

In Marocco, a recitare un ruolo fondamentale, sia sul piano economico sia sul piano sociale furono le donne. Anni di espansione economica e il continuo aumento di richiesta di manodopera hanno lentamente favorito l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Se nel 1970, le marocchine costituivano il 10% della forza lavoro nazionale, nel 1990 la percentuale è salita al 35%. Questa tendenza ebbe una rivoluzione dal punto di vista culturale, con un deciso aumento della scolarizzazione primaria, che nel corso degli anni Novanta raggiunse il 55,3% della popolazione grazie anche al ruolo della monarchia molto legate alle idee progressiste e illuminate. “Il ruolo di Muhammad VI nel percorso di riforma fu determinante. Il successore di Hassan II, nel tentativo di dare una visione del Regno innovativa e moderna, dando l’idea di una svolta dal Regno del padre, ha promosso già nei primi anni del suo nuovo regno una florida e dinamica attività modernizzatrice che influì positivamente sulla partecipazione politica delle donne, rimarca la dottoressa.

Anche il matrimonio presenta degli aspetti importanti di analisi. “Il matrimonio è un patto consensuale, un’unione legale e destinata a durare tra uomo e donna. Il fine di tale accordo è la preservazione della fedeltà, della purezza, una famiglia stabile con coniugi fedeli e motivati che rispettano le disposizioni della mudawwana. Inoltre, ricordo che l’idea di matrimonio è concepita come un contratto in cui il marito consegna alla donna il mahr, che assume il nome di sadaq successivamente al rapporto sessuale tra i coniugi. Tale atto viene pagato alla donna che ne diviene proprietaria. Il regolamento giuridico del Marocco prevede anche il divorzio, concepito come uno strumento di scioglimento del matrimonio e anche il ripudio è giuridicamente disciplinato come un atto di divorzio che deve essere approvato dal Tribunale e solo successivamente ad un concreto tentativo di accordo tra i coniugi”, ricorda Simona Travaglini.

Anche la successione è disciplinata nella madawwana che assorbe il sistema delle quote ereditarie stabilite dal Corano. La caratteristica essenziale di tale processo è la presenza di due assi ereditari, divisi in maschile e femminile e con il privilegio successorio da parte della linea maschile che risulta essere doppia rispetto alla donna. In sostanza, per la donna è disponibile solo un terzo del patrimonio. La spiegazione genetica del processo riformista del Regno del Marocco appare come una scoperta. Siamo dinanzi a un paese “arcaico” e “tradizionalista” che quasi esclusivamente, dalla propria visione intima di sistema sociale e con straordinaria coralità, scopre le nuove frontiere del diritto matrimoniale, dell’equilibrio familiare, delle prerogative della donna che ormai lavora e assolve a pubbliche funzioni. Una rivoluzione all’interno dell’Islam che esce dagli schemi della “modernizzazione” e della “democratizzazione” per seguire una sua dignitosa e originale via di rinnovamento.

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