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Avellino| Omicidio Gioia, in aula la testimonianza di Elena: non volevo la morte di papà, perdonatemi

Avellino| Omicidio Gioia, in aula la testimonianza di Elena: non volevo la morte di papà, perdonatemi

27 Aprile 2022 | by Redazione Av
Avellino| Omicidio Gioia, in aula la testimonianza di Elena: non volevo la morte di papà, perdonatemi
Cronaca
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Omicidio Gioia. Per la prima volta in aula dall’inizio del processo le testimonianze dei due fidanzatini accusati del delitto: Giovanni Limata, il 24enne di Cervinara che il 23 aprile dello scorso anno materialmente ha inflitto al 53enne dipendente della Fca di Pratola Serra 14 coltellate, mentre dormiva sul divano della sua abitazione di corso Vittorio Emanuele ad Avellino; ed Elena Gioia, figlia della vittima e complice, secondo gli inquirenti sia del piano criminale che della sua messa in opera. Elena arriva in aula con le manette ai polsi e viene fatta sistemare accanto al suo legale, mentre Giovanni è nel gabbiotto. Un modo per evitare che i due ex fidanzati possano
scambiarsi sguardi e condizionarsi nell’udienza più importante del processo. Tra le lacrime la 19enne ha raccontato la sua versione dei fatti protetta da un paravento. Il trauma subito da piccola quando fu quasi violentata da un uomo, gli episodi di bullismo subiti a scuola e la fibromialgia di cui soffre e la costringono ad assumere dei farmaci, gli argomenti utilizzati a sua discolpa davanti alla Corte d’Assise del Tribunale del capoluogo irpino. Oltre allo stress causato dal rapporto burrascoso con Giovanni, contrastato dai suoi familiari. “Una volta in un momento di rabbia – ha dichiarato – dissi vorrei non avere i genitori e lui rispose ci penso io. Il resto è tutto confuso. La sera in cui è morto mio padre, rimasi a casa quando fu portato via in ambulanza. E quando realizzai che non ce l’aveva fatta rimasi sotto shock. Poi, quando sono stata trasferita in carcere, ho capito che Giovanni mi aveva rovinata, che aveva distrutto la mia famiglia. Tutto quello che era successo fino a quel momento mi appariva quasi surreale. Farei di tutto per farmi perdonare, chiedo scusa ai miei zii e anche a mia madre. Spero che, un giorno, loro possano perdonarmi”. Nel suo racconto anche il rapporto morboso instaurato con il fidanzato, lo scambio fitto di messaggi, le sue minacce di atti autolesionistici e la sua aggressività, fino all’episodio dello schiaffo. Poi, però, incalzata dalle domande del legale del 23enne e del pm, comincia ad andare in difficoltà. Sia sul progetto omicida, descritto nelle chat intercorse con Giovanni, sia su alcune sue frasi nelle quali scriveva “Non so che si prova ad avere un padre” – “Non mi ha mai dato nulla e mi ha fottuto l’infanzia”. Parla di un semplice “sfogo” dovuto a una sostanziale assenza da parte di Aldo Gioia. Il resto è tutto un “non ricordo”.

Giovanni, invece, rinuncia a testimoniare e, attraverso il suo legale che l’ha avuta stamane, consegna una memoria scritta a penna in carcere, dove fornisce la sua versione dei fatti. Il documento, però, non è stato letto in aula ma solo acquisito agli atti del procedimento. Il suo contenuto sarà divulgato nel corso della prossima udienza, fissata il 25 maggio.

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