breaking news

L’insostenibile leggerezza dell’essere

L’insostenibile leggerezza dell’essere

10 Febbraio 2024 | by Enzo Colarusso
L’insostenibile leggerezza dell’essere
Politica
1
C’eravamo tanto amati, il capolavoro di Scola forse s’addice poco alla poco presunta liaison che imperversò tra Umberto Del Basso De Caro e Francesco Rubano all’epoca delle Politiche 2022. In quel tempo “l’ira funesta” di Umberto contro il suo partito era massima e le sue falangi, non tutte, virarono sul giovane e rampante Rubano che continua a rampare, eccome se rampa, Mastella ne sa qualcosa dell’aggressività del suo più riuscito prodotto autoctono.
Epperò adesso si riaccende la polemica politica tra Forza Italia e il PD, una contrapposizione che era stata di molto sedata dalla presenza ingombrante proprio di Mastella, inviso ad entrambi i contendenti attuali; che ora però si scambiano colpi pesanti e il terreno di scontro è la Telesina. Fanno a gara a chi ne detiene il primato della dedizione alla causa e se Rubano difende l’attuale dinamismo e dice “sono io per primo”, Cacciano gli risponde “no dimentichi che prima di te ci abbiamo pensato noi al tempo di De Caro Sottosegretario” e la contumelia va avanti a botta di citazioni e di latinorum, in un crescendo rossiniano che nel lettore, spesso distratto, produce un certo qual divertito disinteresse.
Non per chi scrive, ovvio, e intende commentarle e forse sfottere un po e allora vai con l’invettiva di Cacciano che cita Tacito e invita Rubano ad usare prudenza “sine ira et studio”, al solo fine di evitargli “la tentazione di intestarsi anche l’Autostrada del Sole.” Ilarità quasi fanciullesca, Giova sa e può fare molto di più, ma che invece ha scatenato la reazione del coordinatore azzurro a tal punto da indurlo a passare il Rubicone della dialettica per entrare nel campo, ecco, dell’invettiva tout court.
Citando Iacopo Badoer, librettista e poeta italiano vissuto nel XVII secolo, Rubano o il coordinamento azzurro fa lo stesso, attacca. “Un bel tacer non fu mai scritto” non si addice al segretario provinciale del Pd” e fin qui poco male ma Rubano decide di alzare il livello dell’invettiva e allora entra in gioco nientepopodimeno che Caligola, quello che nominò senatore il proprio cavallo. “Caligola fece senatore un cavallo”, Del Basso De Caro, invece, ha fatto segretario provinciale un somaro.”
A sott pe chiancarelle, recita un adagio partenopeo, modo colorito per raccomandare prudenza, ma Rubano o chi per lui va a briglia sciolta. “Il maldestro segretario piddino è un distratto dalla memoria corta e dalla lingua biforcuta e purtroppo dimentica tutte le occasioni pubbliche e note stampa con le quali il Coordinatore provinciale di Forza Italia ha puntualmente citato il contributo dato dal senatore Viespoli e dall’onorevole Del Basso De Caro al raggiungimento dei risultati che oggi sono coordinati dagli uffici competenti del Governo di Centrodestra. All’onorevole Rubano non possono essere date lezioni di bon ton politico e garbo istituzionale, men che meno dal segretario piddino al quale viceversa urgono lezioni su come ci si rivolge ai protagonisti istituzionali.”
“Guai a voi, anime prave, non isperate mai veder lo cielo” oppure “unicuique suum” fate voi, o lettori. E giusto alla fin della licenza arriva la pietra tombale di De Caro medesmo che in materia di invettive non è secondo a nessuno. Le poche righe vanno riportate intonse in onore al lignaggio del personaggio cui ognun di noi riconosce che sia maestro e donno.
A mò di Cerbero “iscoia ed isquatra”, difese il suo “somaro”, absit…, poi cominciò…”
“La ricostruzione dei fatti, è stata riscontrata dagli organi di Forza Italia con una prosa francamente inaccettabile che disonora la politica facendola regredire a rissa di cortile. Se il confronto prescinde dalle idee risolvendosi in un’aggressione personale, fatta di insulti e contumelie, siamo dinanzi alla certificazione della morte della politica ed alla tragica conferma che la principale ragione della nostra arretratezza risieda in noi stessi, nel nostro provincialismo, nella nostra incapacità di guardare oltre la siepe che circonda un modesto tugurio.
Insistere nel dare prevalenza all’apparire piuttosto che all’essere condurrà alla definitiva sconfitta della nostra comunità a prescindere da coloro che, nel contingente, dovrebbero rappresentarla con <discipina ed onore> secondo il dettato costituzionale. La visione di insieme e lo sguardo lungo continuano ad essere merce rara con le conseguenze che, ogni giorno di più, avvertiamo sulla nostra pelle. Mai come in questo caso, ciascuno è artefice del proprio destino.”
E quinci sian le nostre viste sazie… in attesa della quasi inevitabile controreplica.

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *