Arrivano Boccia e Gubitosa e Noi di Centro rinfocola la propria velleità di fare parte del campo largo anche a Benevento dove in realtà non esiste e neppure probabilmente lo si vuole fino in fondo. Il Grande Vecchio sostiene che il “vade retro” lo subisce solo nella sua provincia mentre ad Avellino, tanto per fare un esempio, “forze diverse e di diversa estrazione e con storie assai diverse si sono unite per conquistare il Comune, riuscendovi”. Dimentica su tutti Salerno e centri come Portici, che è molto più grande di Benevento,e i tanti altri municipi dove il modello regionale non è stato replicato.
Fuor di metafora, Mastella sa bene che fino a che De Caro sarà nelle condizioni di controllare il PD la cosa è molto improbabile, specie se interpreta il ruolo del mazziere che pure s’era conquistato con i consensi regionali. Ma se avesse approcciato la questione in modo “diplomatico”, se avesse imboccato la strada che poi gli è molto più congeniale della concertazione, del compromesso non è detto che il tentativo non sarebbe andato a buon fine. Ha scelto la prova muscolare, ha voluto vestire i panni di Brenno, quello del “vae victis”, forte dei suoi consensi, ha imposto Lombardi trattando i suoi possibili interlocutori da ascari e quelli che ascari non sono hanno risposto picche.
Ma Lui, mai domo, ci ha provato un po con tutti, con tutti quelli che ha immaginato sensibili al suo fascino da viandante. Alle anime riottose antidecariste, a tutte ha promesso qualcosa o ha fatto intendere di poter lavorare a disegni di grandeur elettorale, qualcosa come un’accoppiata Camera-Senato, ma quelle, le anime riottose, non si sono fidate troppo pur caldeggiandone l’inclusione. Ci ha provato con l’amico di sempre Matera e neppure ci è riuscito. Poi lo ha fatto con Rubano che ad un certo punto ha operato una sterzata decisa verso Mastella ma s’è accorto che non aveva dietro che poche falangi, il resto del partito non lo ha seguito. E poi Martusciello non vuole problemi in Campania: Arcore lo tiene sotto osservazione e nei disegni futuri Martusciello ci vuole stare.
Insomma, la mossa di Matera e Parisi di candidare Cataudo con la benedizione di Umberto e che a Rubano imputano le virate mastelliste alla Comunità Montana del Taburno e al Comune di Sant’Agata s’è dimostrata una stoccata micidiale, va detto.
In tutto questo guazzabuglio le contumelie personali, i botta e risposta, i tentativi vicendevoli di fottersi a vicenda fanno parte del teatrino. Il dato che però emerge è che la rielezione di Lombardi appare non più tanto scontata e te ne accorgi non soltanto dal fatto che ora ci potrebbe essere un outsider rognoso con cui fare i conti ma dal mutato atteggiamento dello stesso Sindaco di Benevento, abilissimo nell’arte antica della mazza e della panella.
Ora predilige la panella, evita parossismi, manda il suo scudiero ai vertici “falsocampolarghisti”, sebbene non previsto, e la sensazione è che in realtà sia preoccupato, di certo il clima generale che si respira all’interno del suo sistema di potere è pesante, invoglia alla instabilità, e’ difficile tenere tutti sulla corda con i chiari di luna che si vivono a Via Annunziata. Qualcuno degli elettori potrebbe tirargli un brutto colpo e il bello oppure il brutto, a seconda delle visuali, è che il franco tiratore potrebbe agire immerso nell’anonimato. Dovesse perdere la Rocca mala tempora currunt per le future vittorie di domani e s’altra è maggio nulla è si spiacente…