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Benevento, Floro Flores: “Promozione che resta tatuata sulla pelle. Vigorito un visionario ed un folle. Ringrazio Auteri, onorato di essere qui”

Benevento, Floro Flores: “Promozione che resta tatuata sulla pelle. Vigorito un visionario ed un folle. Ringrazio Auteri, onorato di essere qui”

14 Aprile 2026 | by Domenico Passaro
Benevento, Floro Flores: “Promozione che resta tatuata sulla pelle. Vigorito un visionario ed un folle. Ringrazio Auteri, onorato di essere qui”
Benevento Calcio
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Le dichiarazioni di Antonio Floro Flores dopo Benevento-Cavese. Il tecnico apre con un ringraziamento alla stampa: “Ringrazio tutti voi, anche voi mi avete accolto al di là dello scetticismo con rispetto e mi avete dato anche una mano”.

Il tecnico ha poi proseguito: “Quello che è successo alla fine dispiace. Noi abbiamo avuto rispetto, ma se pensavano che avremmo regalato la partita, allora sarebbero dovuti andare da un’altra parte. Guardare certe cose dell’allenatore è irrispettoso, oltre che dire cose fuori luogo, meno male che ero stato espulso prima. Non lo facevo così, ma il calcio è fatto di sorprese, problemi suoi, non mi interessa. Si sono goduti lo spettacolo con noi, hanno visto la nostra festa che resta indelebile. Ho tanti tatuaggi, non posso farmi mancare il più bello. La mia squadra che ha fatto di diverso? Ha vinto. Dove ho fatto la differenza? Credo sia nell’approccio con la squadra a livello mentale. Cerco di capire gli umori dei ragazzi, rivogliono magari più bene quelli che non giocano, viene prima il lato umano del calcio. Ho sempre avuto con loro un rapporto rispettoso e vero. Avrei voluto un allenatore come me, perché la mia porta è aperta per i giocatori. Quando vivi h24 uno spogliatoio, diventano quasi fratelli. Sono uno di loro, poi sanno che non devono superare il limite, ma non c’è stato mai bisogno di dimostrare la “parte ignorante”. Il rispetto per me non è chiamare mister o Antonio, ma che non accadano cose strane in campo. Chiunque può sbagliare, ma il rispetto viene prima di ogni casa. Non mi sento più di essere un calciatore, ma mi sento uno di loro. Ho avuto questa vocazione di allenatore, che mi piace davvero tanto, non vedo l’ora di allenare ed è bello viverli e dare forma ad una tua idea. Questo trionfo non porta la mia firma, ma porta la firma di una società, della squadra, della città. Quando vedi che i tuoi ragazzi si buttano nel fuoco quando sono sotto, quel non percepire che non abbassassero la testa, ti fa capire che hai una squadra di uomini. Questo è uno sport di gruppo, chi pensa di vincere da solo deve giocare contro Sinner. Viene prima il noi. Una delle mie paure era legata alle metodologie differenti tra giovanili e prima squadra. Ecco perché ringrazio Auteri, perché mi ha dato una grossa mano il fatto che la squadra esprimesse un buon calcio. La mia paura era fare quel che ho fatto col settore giovanile, ma è il mio modo di fare calcio, con i grandi oltre il coraggio devi anche vincere. La società non aveva posto degli obiettivi, ma ce lo siamo posti noi. Si è creato un bel legame con questa città, forse hanno visto la verità e l’onesta in me. Non sarò mai finto, non lo sono, io sono questo. Sono genuino. Io amo così tanto questi tifosi che non ho un termine, perché mi hanno fatto sentire uno di loro. Voglio andare per i vicoli della città tutti colorati di giallorosso in questi giorni. Spero che mi amino anche quando magari ci sarà bisogno del loro supporto. Il legame è spontaneo, è una forma di rispetto”. 

Vigorito sembrerebbe aver confermato Floro in un’intervista a Sky, lui scherza: “Siamo sicuri? (sorride ndr). Viviamo di responsabilità. Non lo sapevo, mi avete un po’ spiazzato, anche se ne abbiamo parlato molto. Vigorito è un visionario ed un folle. Prendere un allenatore come me in quella fase, dopo un principe come Auteri, lui è indimenticabile, sostituirlo per me è stato un onore. Lo ringrazio per quello che mi ha lasciato. Ringrazio Vigorito, si è preso una grande responsabilità avendo messo “la pazziella in mano alle creature”. Una frase che mi ha dato ulteriore responsabilità. Mi sono sentito responsabile dal primo giorno. Avevo tanta paura, come ce l’ho per l’anno prossimo. Sono innamorato di questo sport. Il pres per me è come un genitore, mi ha indicato la strada. Nella sconfitta avevo paura, ma la prima chiamata era la sua per darmi conforto. Ed oggi averlo visto correre con la maglia del fratello, non ha prezzo. Tra me e lui basta la mano, non vivo di soldi ma di gloria. Questo che abbiamo fatto oggi non ha un valore”.

Sulla gara di oggi: “Noi non dobbiamo regalare le partite. Per me bisogna vincerle tutte. Sono stati bravi a vincerla. Ha detto delle frasi offensive, del tipo: “voglio vedere se col Giugliano ve la giocherete così”. Ma che diciamo? E’ il mio modo di vivere il calcio giocare le gare. Meno male che ero espulso. Momenti difficili? Non ho mai pensato che non ci fossero scogli. Quando alleni i grandi devi pesare ogni cosa, dallo spogliatoio alla comunicazione. Avevo paura, ma voglia e fame, una grande occasione per la mia vita. Sono ambizioso e studierò tanto. Diversi giocatori hanno grandi margini di miglioramento, ma mi ha stupito che i grandi sono cresciuti. Far entrare in testa a Scognamillo certe giocate ce n’è voluto, ma hanno tanta fame. Stasera loro tutti dietro, le classiche partite nostre, dobbiamo migliorare in questo. Per far lo step successivo devi limitare certe cose”.

Accanto il mister, il figlio Armando: “Se l’è goduto, come tutti i miei figli. Negli ultimi sette anni non ho visto crescere i miei figli per questo sport. Non so se ti puoi perdonare una cosa del genere, ma è stata una scelta condivisa con mia moglie, per fargli vivere una città e crescere lì. Hanno una mamma in gamba. Mi vivo questo momento con loro”.

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