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Covid-19, una sannita nel gruppo di ricerca del Cnr che lavora a nuove terapie

Covid-19, una sannita nel gruppo di ricerca del Cnr che lavora a nuove terapie

5 Marzo 2020 | by Alberto Tranfa
Covid-19, una sannita nel gruppo di ricerca del Cnr che lavora a nuove terapie
Attualità
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C’è anche una beneventana nel gruppo di ricerca del Cnr che da oltre un mese nei laboratori dell’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini di Napoli  sta cercando di identificare i responsabili molecolari dell’infettività e della patogenicità del nuovo Coronavirus, capire come agiscono e quindi progettare una possibile risposta vaccinale o farmacologica. Si chiama Maria Romano, biotecnologa, sannita e componente di un team di ricerca composta da un’altra biotecnologa, un chimico,  un biochimico e guidato da Rita Berisio

La pubblicazione della sequenza genetica del nuovo Coronavirus ha mobilitato diversi gruppi di ricerca nel mondo per comprendere i meccanismi di infezione del virus», spiega Rita Berisio, che ha lavorato con scienziati di fama mondiale, come Ada Yonath, Nobel per la Chimica 2009. “Il Covid-19 è un virus molto infettivo se confrontato con altri Coronavirus e per questo è necessario tenere alta l’allerta, basti pensare che in poco più di due mesi ci sono stati, ad oggi, quasi centomila contagi nel mondo – evidenzia la Berisio – e per il nostro gruppo di lavoro  il primo obiettivo di questa ricerca è quello di identificare i responsabili molecolari della infettività ed il loro meccanismo di azione».

Negli studi sul Coronavirus i ricercatori dell’IBB del CNR stanno cercando di capire in particolare per quale motivo il Covid-19 risulta più infettivo di altri virus similari con l’obiettivo di bloccare questa sua caratteristica,  che è il vero grande problema del rischio pandemia. «I sintomi del Coronavirus sono abbastanza blandi, a meno di casi gravi – spiegano i ricercatori – e quindi succede che molti, se si infettano, non presentano sintomi forti, neanche si accorgono di avere il Covid-19 e lo trasmettono ad altri, molto spesso inconsapevolmente».

Per trovare una soluzione, come spiega Berisio, «attualmente la comunità scientifica procede su due strade parallele: una è quella di effettuare test clinici per sperimentare se farmaci che funzionano per altri virus sortiscono un effetto terapeutico anche contro il Covid-19, l’altra quella di studiare i meccanismi cruciali per il ciclo vitale del virus o per la sua infettività e cercare di bloccarli”. All’IBB del CNR si lavora alla seconda strategia. In particolare dagli studi condotti da un gruppo di ricercatori della Texas University, pubblicati sulla rivista Science, è emerso che come il virus della SARS, il nuovo Coronavirus usa una proteina, detta “spike”, per ancorarsi a un recettore umano detto ACE2, ma lo fa con avidità circa 10-20 volte maggiore. “Uno dei nostri progetti in corso – conclude Rita Berisio – è volto allo sviluppo di molecole che inibiscano l’interazione della proteina “spike” con il recettore umano, allo scopo di limitare al massimo la facile trasmissione di questo virus, che è il vero grande problema della sua elevata diffusione”».

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