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L’innovazione e l’agricoltura da implementare grazie alla cooperazione in tutto il Mediterraneo

L’innovazione e l’agricoltura da implementare grazie alla cooperazione in tutto il Mediterraneo

10 Maggio 2020 | by Domenico Letizia
L’innovazione e l’agricoltura da implementare grazie alla cooperazione in tutto il Mediterraneo
Attualità
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Il Segretariato Italiano della Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area, programma che promuove attività congiunte di ricerca e innovazione nel settore agrifood tra 19 Paesi del Mediterraneo, e il Ministero dell’Università e della Ricerca ha avviato la selezione dei migliori progetti anche per il 2020.

Nel 2019, circa 56 milioni di euro hanno foraggiato la ricerca e l’innovazione nel settore agrifood e gestione risorse idriche. In particolare, i bandi PRIMA, che nel 2018 hanno sostenuto progetti per 48,5 milioni di euro, hanno raddoppiato il finanziamento per progetti di innovazione e introdotto risorse economiche per le proposte capaci di collegare le tre aree di intervento di PRIMA: gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile e filiera agro-alimentare. Nel 2020, il Segretariato italiano di PRIMA, ospitato dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, spiega che “il programma euromediterraneo PRIMA ha messo a disposizione per il 2020, 70 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca e innovazione sui sistemi agroalimentari sostenibili e la gestione delle risorse idriche nel bacino del Mediterraneo“. Il programma, che è al suo terzo anno di attuazione, ha un budget di 500 milioni su 7 anni ed è promosso e finanziato congiuntamente dalla Commissione Europea e da 19 Paesi dell’area Euro-Med, 11 membri dell’UE (Cipro, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna) e 8 non europei (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia).

Le regole di partecipazione sono quelle di Horizon 2020 con la particolarità che  partecipano almeno tre soggetti privati o pubblici, dotati di personalità giuridica e stabiliti ciascuno in diversi Paesi partecipanti a PRIMA. Di questi Paesi, almeno uno dev’essere stabilito in un Paese della sponda sud tra gli 8 non-EU aderenti a PRIMA. Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA ha ricordato che “una delle caratteristiche distintive dei bandi di quest’anno è quella di fornire soluzioni per l’agricoltura dell’area mediterranea per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e produrre in modo più efficiente. PRIMA, che ha sin dall’inizio posto al centro il tema della sostenibilità in sintonia con le indicazioni dell’Agenda 2030 dell’ONU e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, è in linea con il Green Deal europeo, il patto climatico della Commissione europea, a ulteriore conferma dell’importanza strategica del programma per determinare il futuro più prospero del Mediterraneo. Nella attuale situazione di emergenza mondiale siamo al fianco delle ricercatrici e dei ricercatori sostenendo il lavoro e l’impegno per poter coniugare ricerca e innovazione che rappresentano il futuro sostenibile del nostro Paese, dell’Europa e dell’intero Pianeta. Mai come adesso, della ricerca abbiamo enorme bisogno“.

Nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno prima per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale.

Nel 2018 si era fermato a 370 milioni e nel 2017 non superava i 100 milioni di euro. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano a 737 unità per un totale in valore di 13,5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. La collaborazione nel Mediterraneo potrebbe innescare nuove prospettive di innovazione nel settore, valorizzando l’agricoltura e implementando le potenzialità della Dieta Mediterranea.

A causa dell’emergenza coronavirus fiere, congressi ed eventi sono stati annullati, bloccando così l’opportunità di poter promuovere e far conoscere le produzioni agricole del territorio al pubblico. Una parziale risposta potrebbe giungere da una nuova visione della cooperazione nel Mediterraneo che ponga al centro dell’attenzione l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e le tecnologie satellitari per il controllo dei campi e la prevenzione dei disastri.

 

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