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Benevento| Procura:nei guai funzionario giudiziario di Torrecuso

Benevento| Procura:nei guai funzionario giudiziario di Torrecuso

19 Settembre 2020 | by Redazione Bn
Benevento| Procura:nei guai funzionario giudiziario di Torrecuso
Cronaca
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A seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montesarchio (BN), questa mattina, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misura cautelare interdittiva, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, a carico di una 56enne residente in Torrecuso (BN), funzionario giudiziario in servizio presso la Procura di Benevento.
La misura cautelare in questione, consistente nella sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio di funzionario per la durata di un anno, è stata applicata in quanto la donna risulta gravemente indiziata dei reati, in concorso, di accesso abusivo ad un sistema telematico od informativo e rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio con le aggravanti di aver commesso il fatto con abuso dei poteri e in violazione dei doveri inerenti la funzione svolta da parte di un pubblico ufficiale, con abuso della qualità di operatore di sistema, nonché per aver commesso il fatto su un sistema informatico pubblico e di interesse pubblico.
Il provvedimento in questione trae origine dall’attività posta in essere dai militari dell’Arma di Montesarchio (BN) da settembre 2019 fino ad aprile 2020 accertando che la 56enne, utilizzando le proprie credenziali d’accesso al sistema informatico, protetto da misure di sicurezza, per scopi personali e comunque estranei all’Ufficio ed alle mansioni svolte, accedeva abusivamente e ripetutamente al sistema informatico, effettuando numerose interrogazioni relativamente a procedimenti penali in corso, comunicando successivamente le notizie acquisite ad altra persona.
Il G.I.P., condividendo la valutazione prospettata dal P.M., ha ritenuto che “sussistono le esigenze cautelari”, che risultano attuali e concrete e che dalle emergenze in atti risulta infatti che la condotta dell’indagata non sia affatto “isolata” in quanto l’accesso al sistema informatico si è verificato ripetutamente anche a distanza di mesi.

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