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Conservatorio, la vicenda diventa esplosiva

Conservatorio, la vicenda diventa esplosiva

12 Maggio 2022 | by Enzo Colarusso
Conservatorio, la vicenda diventa esplosiva
Politica
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La vicenda del Conservatorio Nicola Sala di Benevento rischia seriamente di diventare ingovernabile. Le indagini che hanno preso il via dalle dichiarazioni fortissime del presidente del cda Verga, molte delle quali rese a noi di Lab nel corso di più di un’intervista, sono state la fase terminale di un lungo dissidio con il direttore del Conservatorio Grassia che Verga ha rivelato nel corso di almeno due conferenze stampa; la prima, all’indomani della partecipazione di Grassia al flash mob degli studenti che contestavano il modello organizzativo del Conservatorio e per molti aspetti la gestione Verga. Grassia che si unisce fisicamente ai ragazzi e si schiera con le loro rimostranze. Poco più in la colui che avrebbe dovuto prendere il posto di Verga, ovvero Antonio Rossi, che formalmente è “alibi” ma materialmente è della manifestazione. La seconda è quella relativa al commento della sentenza del Tar che accoglie il suo ricorso e che ha congelato la nomina di Rossi, per sua parte assai incauto a presentarsi la mattina stessa della sentenza per poi abbandonare lo studio della presidenza. In entrambe le circostanze Verga fa delle dichiarazioni nelle quali contesta le numerose irregolarità di Grassia, ovviamente a suo avviso, e addirittura arriva a “consigliare” l’uscita di scena prima che accada l’irrimediabile. Non ci è dato sapere quali siano state, nel dettaglio, queste irregolarità. Conosciamo però la più eclatante e cioè quella di avere perorato la causa di Antonio Rossi che secondo Verga e a quanto pare anche per il Tar della Campania non avrebbe i titoli per essere parte della terna dalla quale pescare il nome del presidente e che invece viene designato per tale incarico. Antonio Rossi che è figlio di Giseldo Rossi, responsabile sannita della Federazione Popolare dei Democratici Cristiani, soggetto politico presieduto da Giuseppe Gargani e al fianco di Clemente Mastella nel corso delle ultime consultazioni amministrative. Lo ha designato, con decreto, lo scorso 31 gennaio la ministra dell’Università Maria Cristina Messa su indicazione del Consiglio Accademico. Pressioni politiche dietro la designazione di Rossi? Non è affatto escluso. Antonio Verga, tre anni fa, si ritrovò a capo del CdA del Conservatorio grazie alle capacità strategiche di Mosè Principe, in piena era mastelliana, e questo ha non poco indispettito il sindaco e si sa che ogni democristiano è dotato di memoria elefantiaca. Ora però il problema è esploso in tutta la sua virulenza. Il Tar ha detto chiaro che Rossi non ha i numeri, ha congelato la sua nomina, ha chiesto al Miur di gestire la transizione. E il MIUR che fa? Il Miur invia una PEC al fulmicotone in data 6 maggio, venerdi scorso, nella quale usa toni durissimi e perentori nei confronti del Consiglio Accademico. Roma non intende rimanere coinvolta in giochi di potere locale e chiede chiarimenti circa la nomina di Antonio Rossi, se essa risponde a criteri di competenza e di fornire spiegazioni nel più breve tempo possibile. Grassia è chiamato alla “glasnost”, non solo dal Ministero ma a questo punto anche dagli stessi quattro membri del Consiglio Accademico che temono di finire nel bel mezzo di una schermaglia molto più grande di loro. E allora, in una missiva fatta pervenire al direttore stesso, avvertono l’esigenza di essere informati e denunciano il fatto che la stampa sia stata in grado di entrare in possesso di particolari che loro stessi ignorano. Segnali di incrinatura nei rapporti tra Grassia e Consiglio Accademico? Parrebbe proprio di si. A tal punto che il direttore, in data 10 maggio, richiede al designato Rossi ulteriori documentazioni che attestino le sue competenze e i suoi titoli, di cui all’art 5, comma 2, DPR n. 1322003 da trasmettere al Miur per il riesame imposto dal TAR. C’è anche una scadenza che è a strettissimo giro di posta: il giorno 12 maggio alle 16, oggi per chi leggerà l’articolo. Insomma, un mezzo pastrocchio. Ad Antonio Rossi si chiede, in sostanza, di garantire e di presentare ulteriormente e in gran fretta le sue credenziali e tutto questo dopo averne approvato i titoli e dopo averlo inserito nella terna e dopo la sentenza del Tar. E dopo averlo ricevuto e salutato, coram populo, nuovo presidente del CdA. Sembrerebbe che la situazione stia diventando una vera e propria pentola a pressione pronta ad esplodere con conseguenze difficilmente calcolabili.

 

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