breaking news

Una sporca faccenda

Una sporca faccenda

19 Novembre 2022 | by Enzo Colarusso
Una sporca faccenda
Politica
0

Esiste una sottile linea rossa che congiunge la vicenda dei pozzi contaminati da tetracloroetilene con la più generale idiosincrasia del sindaco di Benevento Mastella ad incarnare ciò che un sindaco, di media capacità, dovrebbe fare nei confronti di un problema che eccede le sue competenze e che proprio per questo esige tutto l’impegno a comprenderne i tratti salienti. La storia di questi sei anni di sua sindacatura ha spesso scandito il ripetersi di un instancabile disimpegno dalla responsabilità dei fatti, un continuo distinguo tra ciò che è la funzione sostanziale del suo mandato e quello che un primo cittadino deve incarnare nell’immaginario collettivo di chi lo ha votato e poi confermato. Appare ovvio che nella circostanza data e che tanto colpisce da vicino la sua cittadinanza il primo a cui ci si rivolge è proprio il sindaco, una delle poche figure istituzionali ancora direttamente elette dal corpo elettorale, ed appare anche scontato che all’epoca dei social qualcuno possa arrivare al dileggio, e mai dovrebbe, sentendosi completamente in balia degli eventi, non avendo più certezze. Tranne una: il sindaco della sua città, che lo abbia votato oppure no. Ora, nella vicenda di questi giorni, Mastella appare come la parte lesa, va detto, anche lui in pieno marasma davanti ai dati che gli sono piovuti addosso e che avrebbero disorientato chiunque, ma anche in questa circostanza è apparso lo stesso di sempre, burocratico nel trincerarsi dietro le altrui responsabilità, limitato al compito che deve svolgere, senza afflati. Ieri il Prefetto, cui ha delegato la responsabilità di riaprire i pozzi che lui stesso aveva chiuso sotto la spinta dei dati dell’Asl, oggi Bonavitacola, che da Napoli gli ha promesso una futura fornitura d’acqua da Solopaca, che se vanno bene le cose non si realizzerà se non tra qualche anno, su Campolattaro è bene stendere un velo pietosissimo. Una città che, stando ai dati dell’Asl e quindi dell’Arpac, di cui ci occuperemo “più avaccio”, è stata sull’orlo dell’abisso per più di 48 ore avrebbe meritato quanto meno la presenza in loco di Bonavitacola e lui avrebbe dovuto esigerlo, sebbene sia sabato, ma si vede che di questi tempi le quotazioni sue presso Napoli non sono al massimo degli standard, per cui si è dovuto accontentare di una presenza “da remoto” come si dice oggi. E quello poco altro ha potuto promettergli se non Solopaca e la caratterizzazione dei pozzi che si attende da un paio d’anni buoni. Del Biferno, che già è presente in città, nessuna traccia, nessun riferimento se non per dire che non è sua competenza e che la rete infrastrutturale è obsoleta. Nel frattempo “gigioneggia” sorseggiando l’acqua della fontana, con la sua loquela smozzicata induce alla tranquillità di poter bere senza timore alcuno, che i parametri sono rientrati, che vabbè c’è il tetra ma è nei limiti e quindi non fa male, che lui non avvelena i pozzi, ma nessuno si è mai permesso neppure di pensarlo. In mezzo l’accusa di sciacallaggio ad una opposizione che ha chiesto che si faccia un consiglio ad hoc, nemmanco quei temerari avessero osato chiederne le dimissioni, e un bestiario fatto di corvi, cornacchie e appunto sciacalli; in una parola la solita solfa. Non una parola, però, sulle origini degli innalzamenti di tetra. Acclarato con enorme sforzo di ammissione che il tetracloroetilene c’è, agli inizi si negava addirittura che ci fosse fino a quando Artea lo stabilì, non è parso di sentire nulla sui probabili, possibili responsabili. Eppure da qualche parte questa sostanza dovrà pure arrivare a contaminare le falde, non è roba che si trova in natura. E invece no, nessun riferimento e questo a prescindere che si sfori di uno, due, dieci o cento volte il limite di legge. E’ strano che in quasi 50 minuti di soliloquio a Mastella non sia venuto in mente di annunciare qualche verifica su questa cosa che resta arcana ma determinante ed è strano che allo stuolo di atei devoti che lo circonda non sia partorita l’iniziativa di consigliarlo in tal senso. Perchè il punto è proprio questo: stabilire chi e in che modo produce l’impennata periodica. E’ gente cui non si può pestare i calli? E chi lo sa. Ma ora tutto è rientrato, di sapere non ce ne è bisogno, le falde sono intonse da veleni, l’acqua è pura e buona notte al secchio, la serenità torna nel paese felice come la vecchia reclame del gigante buono della Kinder, chi ha qualche anno in più ricorderà, ma non sappiamo chi sia il Jo Condor della situazione. Tutto bene e c’è da fidarsi. Ma di chi? I dati prodotti sono dicotomici, l’Asl dice una cosa e Gesesa ne dice una diametralmente opposta con gli altri laboratori annessi. Inquinatissima l’acqua per l’una, nei limiti per l’altra. Arpac stabilisce ora che tutto è rientrato ma come si può ritenere che da 250 si passi a 1 in due giorni? Una confusione talmente enorme che farebbe bene Mastella a chiedere qualche testa, e qualche voce di dentro racconta di tensioni con via Oderisio già da subito ma i buoni rapporti con De Luca sono un pio ricordo e allora…In definitiva, se ad un sindaco cui non appartiene la capacità di amministrare e che è stato “distratto” da ben cinque campagne elettorali in sei anni si aggiunge anche il deragliamento di chi dovrebbe garantire sicurezza e credibilità, si conviene che le conseguenze siano devastanti. Come reagiranno i beneventani a tutto questo? Berranno in tranquillità l’acqua del rubinetto come ha fatto il sindaco che però abita in collina e si beve l’acqua del Biferno? Si fideranno? Penseranno che si sia trattato di un normale misunderstanting e passeranno oltre? O andranno a rifornirsi di acqua imbottigliata pagando più di quanto è consentito? E più di tutto, come guarderanno da oggi in avanti al dibattito sull’acqua pubblica, al know how di certe multinazionali, alla loro capacità? E’ una sporca faccenda, al di là del clima disteso che si è visto oggi.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *