Fa un certo effetto vedere netta e piena la solitudine in cui vive da un mese e mezzo Clemente Mastella. Il sindaco è solo, ha pochi amici attorno a se e non tutti fidati e non è neppure una cosa sorprendente visto che sulla sua figura e basta è costruito il sistema che a lui si riferisce. Il mastellismo non è un fatto plurale perchè presuppone solo il brand come unico “utilizzatore finale”; non è un meccanismo che si basa sulla fiducia, sulla stima, sul rispetto tra le varie componenti. E’ un sistema di potere tout court che si declina sulla convenienza e su ciò che chi vi aderisce pensa o spera di ottenere contribuendo alle fortune del vertice attraverso il consenso che può procurargli. Tutto qui.
Appare scontato che esauritosi il mutuo scambio di natura clientelare cos’altro potrà mai legare la corte al sovrano? Nulla. E per questo che il Mastella dell’ultimo mese e mezzo appare inesorabilmente nudo. Un uomo ormai anziano cui è sfuggita di mano la situazione, uno cui gli è piovuto addosso un meteorite nel momento di massimo benessere politico quando pensava di essere avviato a riprendersi il maltolto del 2008, che è consapevole della gravità della vicenda del suo capo di gabinetto e cerca di allontanare da se “lo amaro calice”. Si gira attorno ma non trova nessuno che gli possa, disinteressatamente, lanciare una ciambella di salvataggio e uscire dai marosi. Egli appare disorientato, confuso, cerca in tutti i modi elementi per allontanare da se il peso della situazione.
Organizza convegni monstre, parla della qualunque, difende anche il Papa da Trump (sob), oggi che è il 9 riprende la vicenda di Moro ma sa che una volta spentisi gli echi di fondo, una volta chiusa la parentesi diversiva, quella questione torna a tormentarlo e la mente va sempre allo stesso punto; cosa mai potrà saltare fuori dalle rivelazioni di Santamaria? Un tarlo che scava profondo e che ad Avellino s’è mostrato in tutta la sua tragica realtà.
Una domanda anche ordinaria, se il caso Santamaria potrebbe avere effetti politici, che è poi quello che abbiamo tentato invano di chiedergli anche noi a Benevento, ma qui scappa via sdegnato, scatena la reazione dissennata del Re. “Hanno arrestato un dirigente? Pazienza, io ho le mani pulite e se volevo far soldi li facevo negli anni passati”, e che c’azzecca con la domanda (ndr). Poi il monito. “Può darsi pure che uno si senta pentito e dica qualsiasi cosa ma dovrà dimostrarlo. Io ho la coscienza e le mani pulite”. Se non è questa la reazione di uno che ha paura cos’altro mai sarà? Una risposta che fa riflettere, non c’è dubbio. Perchè Mastella sfida Santamaria a dimostrare ciò che dice? Come fa il sindaco a fare una dichiarazione del genere? Sa qualcosa di quello che Santamaria sta rivelando ai magistrati? E se lo sa come fa a saperlo?
E’ una sporca faccenda, verrebbe da dire citando Callaghan, mentre un clima di sospetto e di ambiguità ormai attanaglia Palazzo Mosti con i cortigiani che giorno dopo giorno avvertono un’atmosfera di apprensione crescente e in molti, come i topi, stanno già pensando di abbandonare la nave che affonda e se ne fottono del patto di fedeltà. Quella linea rossa di convenienze non regge più, l’ombrello protettivo del mastellismo non c’è più e quindi non essendoci afflato diverso ognuno per se e Dio per tutti. In queste condizioni è possibile arrivare al 2027? Ah saperlo…