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Lettera aperta all’Assessore regionale Fulvio Bonavitacola dal coordinamento “Nessuno tocchi l’Irpinia”

Lettera aperta all’Assessore regionale Fulvio Bonavitacola dal coordinamento “Nessuno tocchi l’Irpinia”

28 Luglio 2021 | by redazione
Lettera aperta all’Assessore regionale Fulvio Bonavitacola dal coordinamento “Nessuno tocchi l’Irpinia”
Attualità
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Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Assessore Bonavitacola,

grazie alla diffusione social numerosi  cittadini campani, e non solo,  hanno potuto assistere in diretta, e poi  in replica, al recente “Questione time” relativo all’interrogazione presentata dal Consigliere regionale Livio Petitto in merito alla previsione di realizzazione in Irpinia del secondo biodigestore,  al momento, ipotizzato nel comune di Chianche.

L’istanza, illustrata dal Consigliere interrogante,  ha racchiuso in modo circostanziato e documentato  i termini dell’annosa questione evidenziando, in particolare, come la recente sentenza del febbraio 2021 del TAR della Campania non solo abbia obbligato il progetto a essere sottoposto alla  Valutazione di Impatto Ambientale, smentendo clamorosamente il nulla osta concesso dalla “Commissione per le valutazioni ambientali” della Regione Campania, ma abbia spiegato in modo ineccepibile come rispetto alla procedura adottata, alla realtà effettiva e peculiare dello stato dei luoghi e alle compatibilità urbanistiche e amministrative ci siano degli elementi strutturali di impedimento che fanno di Chianche un luogo inidoneo per realizzare un biodigestore.

L’Assessore Fulvio Bonavitacola, quindi, non può non osservare che la sua articolata risposta è stata rappresentata sulla base di un’istruttoria manchevole e fuorviante in quanto l’Ufficio competente regionale si è basato, non si sa se per negligenza o per malcelata volontà,  su una vecchia sentenza del 2018, superata in fatto e in diritto da quella più recente del Febbraio 2021, tra l’altro incredibilmente mai citata, che mette in grave pregiudizio la Sua stessa  credibilità politica e istituzionale .

La sentenza della Magistratura Amministrativa campana n. 840/2021 dice due cose fondamentali di cui Lei sarebbe corretto che ne prendesse finalmente atto :

  • che il Progetto presentato dal Comune di Chianche si è rivelato in larga parte inattendibile nella sua componente previsionale e procedurale, per cui  smentisce  sia quanto aveva sostenuto dalla Struttura riguardo alla valutazione della manifestazione d’interesse del 2016 e sia quanto statuito dalla “Commissione per le valutazioni ambientali “, che non lo riteneva assoggettabile alla V.I. A. ;
  • che nella premessa motivazionale è scritto nero su bianco che sia per come è stato condotto l’iter procedurale che per le condizioni oggettive riscontrabili sotto l’aspetto del contesto geo-paesaggistico, logistico e urbanistico, l’individuazione del sito di Chianche costituisce elemento di serio pregiudizio.

 

Si tenga presente che nel dispositivo si evidenzia l’obbligo di procedere alla mai convocata Conferenza dei Servizi territoriali da parte del Comune di Chianche,  nella cui sede propedeutica andavano coinvolti sia i comuni facenti parte dell’Areale DOCG del “Greco di Tufo” che confinanti, i quali oggi proprio a causa di una tracotante e irrispettosa conduzione monocratica,  giustamente  sono tra i principali oppositori.

A tale sentenza è d’obbligo aggiungere, e anche in questo caso l’istruttoria dell’Ufficio estensore della sua risposta si è rivelata sorprendentemente alquanto lacunosa e deviante e che sulla stessa vicenda pende ancora innanzi al TAR di Salerno il ricorso presentato in forma congiunta dai comuni di Montefusco e Petruro Irpino e da diverse associazioni di categoria della filiera agro-alimentare di rilievo regionale.

Per queste inconfutabili ragioni, pertanto, Le chiediamo come possa essere mai credibile quanto rappresentato dall’Ufficio regionale istruttorio, e poi da Lei stesso in sede interrogante, presentare la procedura tecnico-amministrativa per la localizzazione nel comune di Chianche in una condizione di fase avanzata.

Lei afferma che le risulta che la individuazione di Chianche non abbia alternative ma anche in questo caso le rappresentiamo quanto già esposto nell’interrogazione del Consigliere Livio Petitto, ricordandole che in sede di concorrenza del Bando regionale erano  state avanzate candidature da parte di ben tre comuni irpini: Montella, Savignano Irpino e Domicella.

Fatto sta che  la Presidenza dell’ATO Rifiuti Avellino ha ritenuto di dover sottoporre tale importante e complessa valutazione non agli Organismi istituzionali preposti dell’Ente d’Ambito bensì a una Commissione Tecnica esterna che a seguito di un mero formulario attuariale  si è appropriata di un potere politico decisionale originando addirittura una non prevista graduatoria di posizionamento.  Anche per questo ennesimo atto di sopruso amministrativo è pronto il ricorso al TAR della Campania da parte di diversi comuni e organizzazioni della filiera associativa .

Per quanto esposto, pertanto, ci consenta l’estrema franchezza, non condividiamo le sue premesse politiche che intendono rappresentare la Regione Campania come un soggetto super partes se non addirittura estraneo alla localizzazione degli impianti in quanto ciò spetta agli “ATO Rifiuti” di ogni provincia così come previsto dall’ articolo 34 della Legge regionale 26 maggio 2016, n. 14.

Ma allora perché la Regione Campania nel maggio del 2016 ha indetto una manifestazione d’interesse per la localizzazione degli impianti di compostaggio aperta ai soli enti locali, esautorando la funzione programmatoria dei costituendi, all’epoca, ATO Rifiuti?

La manifestazione d’interesse del 2016 privilegiava AREE INDUSTRIALI con lotti disponibili di almeno 20.000 mq ed adeguata viabilità di accesso,  requisiti che la sentenza n.840 del 2021 della  Quinta sezione del Tar Campania esclude essere sussistenti a Chianche!

Era più logico e più giusto che fossero gli Enti d’Ambito, deputati per legge e per funzione istituzionale, a realizzare il processo impiantistico nelle rispettive province o aree territoriali di competenza e non i singoli comuni, in quanto avrebbe potuto seguire   un percorso di reale democrazia territoriale procedendo prima a una pianificazione e poi a una individuazione dei siti idonei, in sostanza l’esatto contrario del procedimento avviato attraverso il Bando regionale  “a chiamata” che ha generato tanta conflittualità nell’intero territorio  della nostra regione.

Il  Bando a chiamata è stato un errore di politica ambientale commesso dalla Regione Campania anche perché la nostra non è un unicum geografico ma presenta delle oggettive differenze tra aree urbane, costiere e interne, per cui se  ci fosse stato un vero ascolto dei territori avremmo potuto ottenere delle soluzioni maggiormente calibrate alle peculiarità e ai reali fabbisogni delle singole aree in termini di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Un esempio emblematico in tal senso sarebbe stata  la creazione di una rete sistemica e non deputata a un ennesimo “bando a chiamata” delle compostiere di comunità che sono oggettivamente maggiormente corrispondenti alla natura  delle zone rurali interne garantendo di gran lunga, più degli impianti industriali, il trattamento ambientale a km. Zero e la realizzazione di un  serio processo preventivo di controllo, comportando un notevole risparmio in termini di inquinamento logistico, di costi economici e di utilizzo e di sfruttamento del territorio.

Seguendo il criterio adottato dalla Regione Campania, quanti di quegli impianti individuati nel 2016 sono stati completati o in fase di realizzazione?

Il tema vero non è solo quello del necessario completamento del ciclo dei rifiuti in Campania ma di come questo asset istituzionale sia parte integrante di una politica che preservi innanzitutto il rispetto delle regole in questa regione salvaguardando la rappresentanza democratica dei territori nonché la loro tutela e valorizzazione sociale ed economica.

Questi errori vengono dal passato e sono politicamente imputabili al perseguimento di tale logica e di certo non verranno sanati  da risposte lacunose e dai provvedimenti imperativi e tardivi dell’ATO Rifiuti di Avellino che ignorano la sentenza del 2021 e che sono stati già impugnati dai Comuni di Altavilla Irpina e Petruro Irpino.

La Regione in tale contesto non è, quindi, come vorrebbe rappresentare Lei, un arbitro, magari da tempi supplementari, ma una vera cabina di regia politicamente e istituzionalmente responsabile delle strategie di realizzazione dei Piani ambientali.

Per queste ragioni politiche, istituzionali e morali la massima Istituzione del governo regionale non può dire “Noi non c’entriamo” perché davanti a quanto rappresentatole questo atteggiamento significherebbe una incomprensibile fuga pilatesca da serie responsabilità di cui si è generatori.

Mai come in questo caso è la Politica nella sua accezione più alta e responsabile a dover dirimere una vicenda così intrigata perché non stiamo parlando solo di rifiuti ma di qualcosa di molto più importante che attiene a una certa idea della nostra Regione.

Si tratta di crederci e di essere conseguenti.

Gentile Assessore, prima che questa vicenda diventi uno scandalo nazionale che lascia che si realizzi una filiera dei rifiuti in un’area vitivinicola di pregio nazionale , prima che l’iter procedurale si impigli definitivamente nella rete delle sentenze già emesse e dei ricorsi amministrativi in essere e futuri, Le rivolgiamo un sentito invito a riflettere su quanto esposto perché  se esiste ancora la categoria dell’onestà intellettuale, e noi contiamo in questo , Lei si è reso conto che perseverare su Chianche significa non realizzare il necessario secondo biodigestore in Irpinia , (in verità non si è stati ancora capaci di terminare l’adeguamento di quello di Teora) , condannare nel tempo i cittadini a un ingiusto onere fiscale e far permanere uno stato di criticità ambientale che ricadrà sul futuro dell’economia provinciale e della regione intera.

La scadenza del 31.12.2022 si avvicina inesorabilmente, il giorno dopo ricercheremo le responsabilità, non solo politiche. Assessore Bonavitacola, perché  qui non siamo nel film del professor  Bellavista.  Purtroppo a Chianche il  “32  Dicembre”  non esist

 

Il Coordinamento,

Nessuno Tocchi L’Irpinia

26.07.2021

 

 

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